Lotta feroce contro il clutter
Già che c’ero, già che ormai la domenica era andata, ho continuato. Forse perché ero di cattivo umore, ho buttato un sacco di roba. Odiavo tutto quel che vedevo in giro, quel che é stato in giro per anni ad appestare il mio spazio e non mi ha portato nessun frutto. Semmai furti.
Furti di serenità, di bellezza, di vivibilità, di spazio e mente sgombra.
Ho riempito due scatoloni di carta e un sacco di spazzatura. Ho preparato alcune cose da portar via, in parte da regalare, in parte da riporre altrove.
Mi sembra di mettere le mani nelle viscere di me stessa. Ho trovato ritagli di riviste dell’85 e cartamodelli di quando mio figlio aveva quattro anni. Ho trovato annate di una rivista gratuita che mi mandavano a casa, ben riposte nel portariviste, che non ho mai letto. Ho trovato libretti di istruzioni e garanzie di apparecchiature che non possiedo più. Ho trovato lettere, cartoline, speditemi da persone che non ricordo più chi siano.
Forse mi lamento troppo nel dire che non vedo cambiamenti, mio figlio sostiene che ci sono. In serata l’ho un po’ coinvolto nel riordino e il suo sostegno mi é stato prezioso. Mi piace il suo modo tranquillo di darmi una mano.
Mi rendo conto tuttavia che sto procedendo a ondate successive. Su tante cose che sto “mettendo via” so già che dovrò rimetter mano, ma intanto vanno scremate e raccolte con ordine in certi luoghi, in modo che in seconda battuta potrò essere più selettiva all’interno del materiale raccolto.
Anche questo mi parla di tempi lunghi per arrivare dove voglio arrivare, ma non vedo altra via. Prima va governato il caos che é il risultato di anni di incuria.
Non posso fare a meno di stupirmi di quanto ho potuto lasciar andare le cose per anni e anni e non dovrei stupirmi di quanto sia difficile risalire la china. E’ come se una persona avesse messo su 100 kili di troppo: non può pretendere di dimagrire in un mese.
E’ una lotta feroce.
E’ come se mi stessi distaccando dal mio passato mentre osservo le cose e dentro me nasce la frase: “Non mi servi più“. Il peggio é che molte di queste cose non sono mai servite, e che sono state soltanto le mie insicurezze a far sì che me le tenessi strette.
Insicurezze acquisite per contagio, peraltro, questo mi é chiarissimo.
E stanotte dormirò in un letto finalmente sgombro da masserizie. Forse sentirò più acutamente che é vuoto, ma da un altro punto di vista, si potrebbe dire che é pronto. Ad accogliere un’altra persona.
10 Luglio, 2008 a 10:58 pm
[...] questo punto di vista, dopo domenica, ho la sensazione di aver “scollinato”. Ho la sensazione di aver superato una tappa [...]