Dovunque tu sia stata più felice

Il tempo oggi è veramente di muffa. Ne ho approfittato per fare ancora qualche lavoretto in soggiorno in modo che quando verrà il pittore – saprò stasera quando – sia tutto pronto.
Mi sono accorta che i battiscopa sono uno schifo e vorrei cambiarli, ma non so chi potrebbe farmi il lavoro.

E avverto un enorme senso di solitudine che deposito su queste cose pratiche, mentre so benissimo che é un’altra la solitudine che pesa sul mio cuore.
E’ una solitudine atavica, che non fa che riproporsi in mille sfaccettature nella vita di tutti i giorni, é come una deficienza primaria di qualcosa che non c’è stato all’inizio e che non si può riparare.

In Vita da Strega ad un certo punto Isabel si confida con il padre. Delusa dalla sua esperienza nel mondo degli umani, vorrebbe “tornare a casa”, ma non sa più dove sia la casa.
“Dovunque tu sia stata più felice”, le risponde lui, semplicemente.
E questa non é una cosa facile da capire per me. Non c’è un’immagine, un luogo, un tempo che mi balzino immediatamente alla mente spiccando sugli altri, se non momenti di viaggio.

La dimensione del Viaggio può valere come “casa”?

Una Risposta a “Dovunque tu sia stata più felice”

  1. [...] quella casa, complessivamente, aveva un che di magico e misterioso. Ecco, forse quella casa é il luogo dove sono stata più felice. Ma é una casa che non esiste più, sventrata, divisa, venduta, rimodernata… esiste soltanto [...]

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